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A Gela un miliardo di fondi bloccati. E la protesta monta

I sindacati manifestano all’aeroporto di Catania e avviano una petizione su Change.org

di Nino Amadore

Oltre un miliardo di fondi bloccati e un’area completamente paralizzata. Stiamo parlando di Gela: il conto lo hanno fatto i sindacati che hanno manifestato per 12 ore all’aeroporto di Catania e hanno avviato contestualmente una petizione su Change.org con un messaggio chiaro (Gela, una vertenza italiana) e l’hastag #gelasiSblocca.

Il volantinaggio in aeroporto, spiega il segretario generale della Cgil a Caltanissetta Ignazio Giudice «è solo la prima iniziativa: porteremo la vertenza Gela nei luoghi nevralgici dell’economia siciliana perché il nostro diventi un caso nazionale».

Una richiesta al governo: il decreto Gela
La petizione su Change.org punta a sensibilizzare l’opinione pubblica su alcune questioni che oggi appaiono cruciali: «L’area oggi è a forte rischio spopolamento a causa della crisi e del disinteresse della politica: 10mila cittadini della provincia sono già andati via» dicono i sindacalisti. Una preoccupazione condivisa anche dagli imprenditori: «La preoccupazione nel territorio è molto forte – spiega Gianfranco Caccamo, reggente di Confindustria  Caltanissetta – e in particolare per il mancato avvio degli investimenti». Ed ecco perché si chiede al presidente del Consiglio Giuseppe Conte un «incontro urgente affinché si faccia un decreto Gela».

Progetto Argo-Cassiopea: Eni ancora in attesa della Via
Nell’area di Gela oggi sono bloccati 34 milioni del Patto per il Sud, 800 milioni per il progetto Argo Cassiopea, 150 milioni per il porto, 5 milioni per il museo del mare, 3 milioni per il museo archeologico, un milione per le aree archeologiche, 48 milioni per l’autostrada Siracusa-Gela, 25 milioni per le aree industriali dismesse, 183 milioni per la rete ferroviaria Siracusa-Ragusa-Gela. A preoccupare di più è la vicenda che riguarda il progetto Argo-Cassiopea per lo sfruttamento dei giacimenti di gas: era (e resta) un pezzo importante dell’accordo da 2,2 miliardi per il rilancio dell’area industriale di Gela firmato nell’autunno del 2014, ma da cinque mesi l’Eni è in attesa dell’ok alla Via (la valutazione di impatto ambientale) da parte dei ministeri competenti . Il tempo, in questo caso, è tiranno: secondo alcuni non si può andare oltre i primi di dicembre. Eni ha già avviato le gare e ha impegni da rispettare, e oltre un certo limite si ritroverebbe a dover riavviare tutto, con un evidente aggravio dei costi.

La denuncia dei sindacati: un’area abbandonata a se stessa
Ma questo punto, seppur importante, è un pezzo di quella che ormai sul territorio hanno definito la (perenne) vertenza Gela: «Servizi sanitari all’anno zero, strade di collegamento all’interno dei comuni a rischio , nessun investimento per l’inclusione di Gela nei circuiti turistici, nessun investimento per il comparto agricolo – dicono i sindacati – . Gela, prima città della provincia di Caltanissetta e la sesta della Sicilia, è bloccata dalla strafottenza politica».